In bicicletta verso Santiago de Compostela (luglio 2005)

Da Ventimiglia a Santiago de Compostela in bicicletta.

Articoli pubblicati sul “Resto del Carlino” nel luglio 2005

 

di Damiano Cittante

 

 

DIARIO 1

 

…e finalmente eccomi in viaggio! Non in vacanza, ma in viaggio. Non devo stare su di una spiaggia esotica affollata da connazionali, o in mezzo alla soffocante animazione di un villaggio turistico, e neppure visitare qualche meravigliosa ed affascinante città d'arte o musei o parchi naturali, perlomeno non é questo il mio obbiettivo. Ho una meta ben precisa:Santiago de Compostela, ho un mezzo: la mia bici, e pure due gambe belle grosse che spero resistano fino là!!! Mi porto l'albergo e il ristorante con me: tenda e sacco a pelo, riso, padelle e qualche scatoletta. Per il resto ci penserò strada facendo. Questo mio viaggio nasce sicuramente dalla mia terribile voglia di avventura che come una malattia cronica mi affligge dai miei 13 anni, quando ho fatto le mie prime esperienze scout. Come allora mi porto dietro uno zaino e lo stesso plaid di allora, quadrato e con un buco al centro, per infilarci la testa a mo' di poncho se mai farà freddo.

Sono partito da Ventimiglia in bici venerdì in tardo pomeriggio e fino ad ora ho percorso 237km fino ad arrivare a Tolone sulla costa meridionale della Francia. Ho attraversato tutta la Costa Azzurra passando per Mantecarlo, dove ho notato le bandiere ancora a mezz'asta in segno di lutto per la morte del Principe Ranieri, Nizza, dove ho pedalato lungo la Promenade des Anglais che già di mattina presto era affollata di gente che corre a piedi, con i pattini o in bici, e poi giù giù per Antibes, Cannes St. Raphael, St. Maxime e St. Tropez (tutti Santi da 'ste parti!!!), tutte con le loro splendide spiagge, il loro mare di un azzurro incredibile e il lusso evidenziato nei negozi e negli yatch principeschi che non si possono non vedere. Ma è nelle località meno note come Juan-les-Pins o Thèole-sur-mer o Cavalaire che si respira un'atmosfera più rilassata e dove si trovano i piccoli centri nautici dove si può imparare surf e vela, o i mercatini all'aperto dove frutta, verdura e pesce fresco vengono esposti e venduti direttamente da chi li produce o li pesca.

La bicicletta è un buon mezzo di trasporto: ti permette di andare ad una velocità in cui si riescono a notare le sfumature di ogni cosa, un colore particolare o un profumo improvviso, non si va lenti come a piedi che ti pare di essere fermo e neppure troppo veloci come in auto quando tutto passa troppo in fretta.

Entro domani faccio conto di oltrepassare Marsiglia, la città più grande che incontrerò in Francia, per arrivare in Camargue già mercoledì sera o giovedì.

Au revoir a tout le mond!

Damiano

Se qualcuno vuole contattarmi la mia mail è: cittantedamiano@yahoo.it

 

DIARIO 2

 

Credo che esista un postulato fondamentale per i ciclisti: il vento tira sempre dalla parte opposta!!! Sono infatti due giorni che verso qualunque direzione vada ho sempre il vento in faccia.

Oltre a questo, che gia è qualcosa, si aggiunga che tutta la strada costiera finora fatta é un continuo saliscendi oppure in falsopiano: sembra di andare tranquilli ma ad un certo punto il contachilometri indica la velocità che cala da 20 a 18 a 14 fino a 10 o 9 km/h. Allora penso di tutto: ho bucato.. la ruota è sgonfia.. la catena è sporca.. il parafango tocca la ruota (tanto che ad un certo punto su una salita mi sono stancato e l'ho tolto!!)..le gambe non ne possono più.. sono finito!!! E a quel punto, magicamente, inizia la discesa e solo allora mi rendo conto che sono salito per 5o 6 km. Ci sono salite più ripide con la strada che sembra impennarsi e strappi improvvisi di 5o600m da fare in apnea ma che segano le gambe. Ma poi la discesa ti fa dimenticare il sudore che hai ormai terminato:la velocità aumenta fino a 40.. 45.. 50 e più km/h e i 2 o 3 km seguenti scorrono veloci sotto le ruote e l'aria in faccia da' un senso di grande libertà.. E poi pronti per un'altra salita

Intanto sono arrivato ieri sera ad Arles, città della Provenza dove Van Gogh ha lasciato un'impronta molto importante e già nell'arrivare sono passato per una strada sui cui lati i campi di grano appena tagliati erano pieni di corvi.

E i km fatti sono ormai 450. Dopo Tolone ho continuato per la costa dove le piste ciclabili sono tante e comode, passando per i centri di Bandol, La Ciotat, Cassis, con i loro lungomare sempre pieni di giovani che fanno baldoria, fino a Marsiglia, dove sono arrivato dopo una salita infernale sul Col de la Ginestre, dove qualche anno fa é passato anche il Tour de France.

Marsiglia l'ho attraversata sul lato costiero, passando per il porto vecchio, dove ormeggiati c'erano dei bellissimi velieri in legno a tre alberi,il faro e l'arsenale marino. Ho trovato molto affascinante questa parte di una città che ha fatto proprio della sua tradizione marittima, marinara a mercantile la sua fortuna. I visi che si vedono in giro sono dei più diversi: bianchi, neri e gialli si mescolano e convivono in una città tradizionalmente 'porto di mare', dove c'è posto per tutti.

Ed ora in Provenza è finito il paesaggio marino e si viaggia in mezzo a colline e basse montagne, fra campi di lavanda e di grano. Oggi penso di addentrarmi nella Camargue, la foce del Rodano che a molti ricorda il nostro delta. Bho’.. staremo a vedere.. La cosa positiva è che per un giorno o due dovrei pedalare solo per la pianura, e di questo le mie gambe ringraziano!!!

A bientot!

Damiano

 

DIARIO 3

 

E' domenica e sono arrivato a Carcassonne, nella regione della Linguadoca, ormai quasi al confine con la regione catalana della Spagna.

In questi giorni il paesaggio è cambiato diverse volte piuttosto velocemente, passando dalla costa di Marsiglia piena di turisti e yatch al fascino più discreto e selvaggio della Camargue fino alle colline che salgono e scendono dolcemente della Linguadoca appena attraversate. E sono proprio questi paesaggi quelli secondo me più belli e divertenti da attraversare in bicicletta: tutto intorno ci sono campi di grano e frutteti e immensi vigneti che producono vini fra i migliori della Francia. Ed è bello andare su e giù oltre la collina e poi risalire pian piano, è meno faticoso delle ripide salite attorno Marsiglia.

Due giorni fa ho attraversato anche la Camargue, su una strada unica che taglia in mezzo fra i rami del Rodano che formano un groviglio nascosto dagli abbondanti canneti; e poi ci sono i bianchi cavalli della Camargue, lasciati spesso allo stato brado liberi di scorrazzare nei campi che si perdono a vista d'occhio.

Ed ora Carcassonne (e 700 km percorsi), una splendida città medievale racchiusa da una doppia cinta muraria con 52 torri lungo tutto il perimetro. E' qualcosa di veramente magico, sembra di essere tornati indietro nel tempo e gli spettacoli di cavalieri e combattimenti e musica medievale rafforzano questo senso di mistero e di arcano che si respira non appena si entra nella città.

Intanto continuo nella mia fase di avvicinamento: domani mi dirigerò verso Tolosa e poi farò l'ultimo pezzo verso i Pirenei in treno come previsto.

Dormo nei campeggi o negli Ostelli della Gioventù, dove ogni sera si conosce gente diversa che arriva da tutto il mondo, ieri sera ho conosciuto un ragazzo francese, Marc di 35 anni, che si é accorto che stava perdendo di vista la sua vitae così si è preso un periodo per sé stesso ed ora sta attraversando la Francia a piedi. Ieri erano giusto due mesi che era partito da Parigi percorrendo fino ad allora circa 1000Km. E poi Steven, un signore irlandese di 54 anni che è venuto a cercare lavoro per vivere un po' in Francia per imparare la lingua. E poi ragazzi e ragazze che vengono dal Canada, dall'Argentina, dalla Spagna, dalla Nuova Zelanda e dall' Australia...Ci si confronta così con storie e persone di tutti i tipi e colori, è bello scambiare anche solo 4 chiacchiere in lingue vere o inventate o mescolate, condividere ed ascoltare le esperienze di altri giovani ed accorgersi sempre più che la realtà non può certo essere racchiusa nella realtà della propria casa o della propria città o del proprio paese...qua fuori c'è molto di più!!!

 

DIARIO 4

 

Ed eccomi finalmente sul Camino dei Santiago, percorso dai pellegrini fin dal medioevo per giungere a Santiago de Compostela dove sembra ci siano le spoglie dell'apostolo Giacomo. Le strade per arrivare sono diverse, io ho scelto il Camino Francese, che parte appunto da St Jean Pied de Port, ultimo paese francese sui Pirenei.

Dopo una notte passata a Bayonne a dormire su di una panchina, l'altra mattina ho preso il trenino appunto per St jean, dove ho fatto sistemare la bicicletta, cambiando la ruota dietro che era ormai distrutta e il copertone davanti ormai usurato.

Già da qui si respira un'atmosfera diversa, sulle strade si trovano tante persone provenienti da ogni parte che stanno dando gli ultimi ritocchi allo zaino, agli scarponi o come me alla bicicletta prima di partire.

Qui mi sono anche fornito della "Credencial del peregrino", un lasciapassare che mi permetterà di dormire nei rifugi appositi dei pellegrini lungo tutto il percorso.

In ogni posto in cui mi fermerò ci faranno un timbro e giunto a Santiago mi verrà data la famosa "Compostela", il documento che attesta il compimento del pellegrinaggio

E finalmente inforco il mio vecchio 'velocipede' (acquistato ormai 10 anni fa con i soldi presi a giocare a pallone) e mi inerpico su per la strada che porta al confine. Dopo quasi due ore e mezza di fatica e sudore ( la strada sale di 800m!!!) arrivo al passo pirenaico di Ibañeta, dalla cui sommità si gode di una vista panoramica che toglie il fiato, anche se ormai sono le nove di sera.

A Roncisvalle dormo in un Rifugio del Pellegrino e alla mattina riparto alla volta di Pamplona, dove e' ancora in corso la "Feria de San Firmin", la famosa festa cittadina che dura una settimana in cui i veri protagonisti sono i tori, che vengono liberati per le strade della città ad inseguire tutti quelli che si offrono per questa prova di.. adrenalina. Cose da matti!!!

Nel pomeriggio proseguo, la strada e' faticosa, poiché ai continui saliscendi a volte veramente impegnativi, si aggiunge il caldo che alle sette di sera e' ancora sopra i 30 gradi. Arrivo a Puente de la Reina, crocevia del Camino Francese e quello Aragonese. Qui i pellegrini sono veramente tanti, e' facile fermarsi e parlare, sentire da dove vengono e il motivo per cui hanno deciso di intraprendere questo cammino. Le motivazioni sono delle più varie, da quelle più profondamente religiose a quelle semplicemente turistiche. Secondo me questo cammino ti mette alla prova e anche se sono solo all'inizio posso dire che stare tanto tempo soli con se stessi e nella fatica e' molto impegnativo.

Non e' facile stare con se stessi, ma non per il fatto di stare da soli, ma proprio perché il tuo unico compagno di viaggio sei tu, che a volte ti piaci e a volte meno, a volte ti vuoi bene e a volte non ti sopporti, ma non per questo ti puoi sdoppiare e andare da un'altra parte. Devi stare lì, ascoltarti, sentire tutte le sensazioni che salgono, guardarle e osservarle quasi non ti appartenessero e poi lasciarle uscire, e non e' per niente semplice. Ma e' difficile cambiarsi e credo che il primo passo per ognuno per essere accettato dagli altri e' accettarsi sé stesso, e forse questo percorso può aiutare molto.

I km per ora fatti da St Jean sono 130 che uniti agli 820 fatti in Francia mi portano a più della metà della mia avventura...sono fiducioso!!

Una curiosità: sembra che il modo di dire di avere le ginocchia che fanno “Giacomo-Giacomo” derivi proprio dal fatto che i pellegrini che arrivavano a Santiago (Giacomo in spagnolo) erano talmente stanchi che le gambe non li reggessero più in piedi. Per quel che mi riguarda credo che quando e se arriverò a Santiago non saranno certo le gambe la parte che mi dorrà di più.. anche se il mio sellino e' abbastanza comodo!!!!

Hasta luego!!!

Damiano ( cittantedamiano@yahoo.it)

 

DIARIO 5

 

Oggi ho superato la metà del "Camino". Dopo la Navarra sono passato per la regione della Rioja, famosa per giusta ragione per i suoi vini rossi veramente speciali ed ora sono in Castiglia-Leon. Ho dedicato due ore l'altro giorno alla visita (se così si può dire) di Burgos, una delle città più grandi nel Camino.

Burgos e' la città di Rodrigo Dias de Vivar, il famoso Cid Campeador eroe spagnolo leggendario cantato in versi e in prosa, ancora molto amato dal pueblo. Tanto che nella città c'e' un percorso storico-turistico a lui dedicato che culmina nella statua equestre posta ad un'entrata di Burgos. E domani dovrei arrivare a Leòn, e da lì a Santiago ancora 350 km circa, forse i più duri visto che dagli 800m di altitudine attuale si salirà fino ai 1400m del famoso passo del Cebreiro. La strada e' stata fino ad oggi tutta un saliscendi, a volte comodi e a volte più duri. Fino ad oggi ho detto perché stamattina e' iniziata la meseta, una pianura secca in cui i campi di grano attorniano la strada a perdita d'occhio.

Io intanto ho preso il ritmo "del pellegrino": sveglia presto, verso le 6-6,30, poi comincio a pedalare non più tardi delle 7,30, perché quando e' l'una il calore diventa veramente insopportabile (un giorno c'erano 45 gradi) ed e' impossibile andare avanti, quindi a dormire non più tardi delle 22,30.

Ogni giorno conosco gente nuova, ci sono soprattutto molti italiani, francesi e spagnoli, ma anche israeliani, olandesi statunitensi e brasiliani. Ci sono quelli che camminano con zaini immensi e chi porta solo l'essenziale, chi veste Adidas e Nike e chi invece porta i classici abiti del pellegrino: bastone, mantello, cappello a tesa larga e una zucca come borraccia.

Poi su tutto il Camino sono presenti i simboli del culto giacobeo, il più famoso dei quali e' la conchiglia, emblema al tempo stesso dell'apostolo Giacomo e simbolo di saggezza.

Sicuramente il Camino e' anche una prova di essenzialità e di spirito di adattamento. Ai rifugi si arriva veramente stanchi, si dorme in camerate anche con 50 persone, con ogni tipo di odore e rumore (più di una volta ho dormito sotto le stelle col mio sacco a pelo), non sempre c'e' l'acqua calda per la doccia e bisogna fare la fila in bagno o in cucina. Ma tutto ciò e' autentico, le sensazioni che si provano sono veramente forti, l'esperienza e' veramente unica! E poi man mano che vai avanti la mente si schiarisce, i pensieri si riordinano e puoi capire ciò che e' veramente importante nella propria vita.

Credo che in un momento di confusione, di caos, quando magari non si sa che strada prendere mettersi in cammino per Santiago possa davvero servire.

Hasta pronto

Damiano (cittantedamiano@yahoo.it)

NB: nella tastiera di questo computer non funziona la "2eta" quindi ho scritto la "esse" al suo posto. Non e' che mi sono rincoglionito!!!

 

DIARIO 6

 

Questi ultimi giorni sono stati fantastici!!!

A parte i soliti inconvenienti legati agli orari di risveglio, di rifugi pieni e gambe ormai al limite, sono stati giorni di sorprese e di scoperte molto forti, oltre al fatto che più si va avanti più si entra nello spirito del Camino, e il sapere che fra pochi giorni finisca di certo dispiace. Ma questo non fa parte dello spirito del Camino, dove bisogna vivere giorno per giorno, passo per passo, momento per momento.

Ci sono dei momenti veramente esaltanti, quando per esempio si arriva in cima ad una salita con la lingua per terra ma il solo vedere certi panorami mozzafiato ti fa dimenticare tutto, ed altri che magari ti buttano un po' giù come per esempio l'avere trovato il rifugio pieno alle sette di sera ed essere costretti a fare altri 20km quando "non ce n'era più".

Nel frattempo ho attraversato Leòn, l'altra grande città della Galizia, ed e' stato particolare visitare le sue piazze e la sua splendida Cattedrale, al cui cospetto ti senti così piccolo, alle sette di mattina, quando in giro non c'e' nessuno e ti senti quasi spaesato a girare per le strade. E poi sono passato per Astorga, arroccata sulla sommità di un rilievo e per questo costretto a spingere la bici, e per Castrillo de los Polvazares, che con le sue vie lastricate e le sue costruzioni ancora in pietra ti trasportano indietro nel tempo. E pio ancora per Hornillo del Camino, con i suoi 12 abitanti e 50 pellegrini che cambiano ogni giorno, e ancora Castrojeriz, dove la strada passa letteralmente fra le rovine del Convento San Anton.

Ma la sorpresa più bella per me e' avvenuta al Rifugio di Leòn, dove sono arrivato tutto trafelato in un tardo pomeriggio e dove ho sentito chiamarmi per nome in italiano: era Marcello, uno dei miei amici più cari che anche lui sta facendo "lo strano Camino de Santiago" insieme alla morosa. Anche questo e' il Camino di Santiago, anche questo e' parte della sua magia.

Ma il posto che più mi ha emozionato finora e' stato sicuramente La Cruz de Hierro, la croce di ferro. Si tratta di una croce, di ferro appunto, posta sulla sommità del Monte Leòn, a 1500m di altitudine, che si raggiunge dopo una salita ammazzagambe. In questo luogo i pellegrini che passano lasciano ai piedi della croce, dove infatti si e' formato un immenso cumulo, una pietra, portata dalla propria terra, a simboleggiare l'abbandono, da questo punto in poi, di tutti i pensieri della mente e di tutte le angosce del cuore. E il fatto che questa pietra la si porti dalla propria casa vuole proprio significare il "passaggio" ad una nuova dimensione, ad un nuovo modo di vedere e intendere la vita.

Anch'io ho lasciato lì la mia, e con lei un peso in meno da portare...

Domani la salita al Cebreiro, il luogo più mistico di tutto il Camino, e la salita in assoluto più faticosa e difficoltosa. Da lì ancora circa 200km e poi l'arrivo a Santiago.. e già rimpiango la fatica e i km già fatti...

Hasta Santiago!!!

Damiano

 

DIARIO 7

 

...ed eccomi finalmente, dopo 1650 km percorsi, a Santiago!!!

Sono arrivato ieri, il 24, con un giorno di anticipo rispetto quel che pensavo, dopo 4 ore di bicicletta passate interamente sotto la pioggia.

All'arrivo all'ostello ero in condizioni quasi drammatiche: bagnato che mi si poteva strizzare e infreddolito come poche altre volte in vita mia.

Qui in Galizia il tempo e' completamente diverso, così come il paesaggio e la lingua. Infatti la meseta della zona centrale ha lasciato spazio alle montagne verdi di quest' ultimo pezzo di Spagna prima dell' oceano; sembra quasi un paesaggio Scozzese, coperto di alte colline e con una fitta vegetazione dovuta alle abbondanti precipitazioni. E la lingua che qui si parla non e' più il classico spagnolo della Castiglia, ma il galiziano, una lingua (guai a dire che e' un dialetto) un po' strana (sembra che in parte derivi dal Celtico) che comunque e' facilmente comprensibile.

Negli ultimi giorni ho superato il tanto temuto Passo del Cebreiro, veramente all' altezza della sua fama, quasi impossibile da scalare in bicicletta, tanto che ha tratti l'ho dovuta spingere (le pendenze arrivavano anche al 24-26%!!!).

Questo e' uno dei posti più mistici del Camino, infatti la chiesa che ancora oggi esiste fu testimone di una trasformazione in Carne e Sangue dell'Ostia e del Vino. E nella chiesa stessa si possono vedere l'Ostensorio e il Calice di quel "miracolo".

Io invece al Cebreiro ho scoperto che il cammino di Santiago presenta delle connotazioni non solo cristiane ma anche e soprattutto pagane la cui origine si perde in tempi veramente antichi. Si dice anche che il mondo della cristianità ne abbia preso "possesso" attraverso il ritrovamento delle spoglie dell'Apostolo Giacomo per avere un maggior controllo sulle coscienze di chi già faceva questo cammino. Questo infatti sembra esistesse anche prima ed era un pellegrinaggio fino alla fine del mondo allora conosciuto, un percorso che andava da est, dove nasce il sole, fino ad ovest, dove muore. Era un rincorrersi di vita e morte, della vita dopo la morte, era una ricerca di spiritualità senza che questa fosse assoggettata a nessun credo, a nessuna religione.

Ed e' per questo, credo, che anche chi non e' particolarmente religioso o credente possa trovare l'energia giusta per cominciare un cammino, il proprio cammino, verso una ricerca interiore, che tanto si fatica ad avere con tutti i grattacapi e i ritmi della vita "normale".

La notte che ho dormito in questo posto così particolare sono pure andato in cima alla collina che sovrasta il paese con altri ragazzi dell' ostello per passare un paio d'ore a guardare le stelle che si rincorrevano nel cielo durante la notte. La mattina e' stata dura alzarsi alle 6 ma ne e' davvero valsa la pena fare così tardi e rientrare nel rifugio dalle finestre perché avevano già chiuso la porta a chiave!

Ed ecco Santiago!

Oggi e' la festa dell' Apostolo e la messa solenne di stamattina e' stata veramente particolare, soprattutto quando alla fine e' stato fatto roteare il Botafumero, l'immenso contenitore di incenso, sulle teste di tutti i presenti attraverso un sistema di corde che lo tiene sospeso in alto al centro della navata principale.

Ieri sera e questa sera e' festa grande, gli orari sono strampalati, si inizia tutto verso l'una e mezzo e la città e' invasa dai cittadini, i pellegrini e tanti turisti che sono venuti a partecipare ai concerti, ai balli e alle feste tradizionali di piazza. Io credo che mi fermerò un paio di giorni e poi andrò a raccogliere la "mia" conchiglia sulla spiaggia, a "cojer la concha", come dicono qui.

E il mio Cammino? Bhe', fin qui sono arrivato, ma a quanto mi sembra di capire "lo strano cammino di Santiago" finisce qui per ricominciare qui, quello che hai portato fin qui non e' lo stesso che porterai a casa, quello che hai conosciuto qui non e' ciò che conoscevi fino ad adesso, quello che hai capito e condiviso durante il viaggio cento libri non riuscirebbero a comunicartelo.

Ed ora si ricomincia....

 

 

Damiano

 

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