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“Venite verso l’orlo del dirupo.”
“Potremmo precipitare.”
“Venite verso l’orlo del dirupo!”
“E’ troppo alto!”
“VENITE VERSO L’ORLO DEL DIRUPO!!!”
…ed essi vennero…
…e lui li sospinse…
…ed essi VOLARONO!
Spesso mi chiedo come siamo abituati a vivere, come affrontiamo le cose che ci succedono o le situazioni che a
volte ci accadono improvvise o a volte programmate.
Spesso
siamo fermi, paurosi, intimoriti; spesso rimaniamo sulle nostre posizioni e trincerati nel nostro piccolo mondo perché “là fuori” non si sa mai cosa ci sia…
Chi mi conosce un po’ ed ha avuto modo di parlare con me di questa cosa sa che
faccio speso l’esempio della piattaforma o del tavolo.
Io vedo la vita di ciascuno di noi come il piano di un tavolo, sostenuto da 4, 5, 6, 8 o più gambe sopra un abisso coperto di nuvole, e lì noi viviamo.
Noi siamo sopra questo tavolo, del quale conosciamo tutto: le parti lisce, i buchi e le scalfitture; sappiamo esattamente cosa c’è sopra, dove sono le zone in cui possiamo rifugiarci, dove sono quelle esposte al vento e alla pioggia; dove si trova il sole (se c’è), dove possiamo scaldarci, dove ci sono i pericoli, dove possiamo cadere, dove sappiamo per certo che cadremo, dove ci possiamo rompere la testa o una gamba; sappiamo dove si trovano prati verdi unteggiati dai fiori profumati ma anche dove c’è la merda e la sua puzza insopportabile; sappiamo anche come schivarla, certo, ma a volte ce n’è troppa ed è inevitabile sfiorarla o pestarla o addirittura finirci completamente dentro con un piede e rotolarcisi nostro malgrado.
Ci sono tavoli fioriti, tavoli soleggiati, tavoli freddi e tavoli pieni di merda!
Capita a tutti, credo, durante il nostro girovagare sul nostro tavolo, di arrivare
ai suoi limiti, ai suoi estremi e di guardare là sotto e vedere solo le nuvole nere che nascondono ogni orizzonte e tutto l’abisso sotto il bordo.
A quel punto ci prende il panico, anche se il desiderio di buttarsi è tanto, anche se la voglia di
cambiare la nostra vita ed i nostri orizzonti è ciò che di più grande desideriamo, perchè sappiamo che continuare a vivere su quel tavolo non ci porterà a nulla.
Ma restiamo lì, ad osservare in basso.
Magari ci sporgiamo, ma restiamo lì.
Sappiamo quanto male possiamo stare dove già siamo ma sempre ci viene da pensare che là sotto sarà peggio di sicuro.
Sul nostro tavolo siamo abituati a lottare con le buche, le storte e la puzza, ma per quanto i pericoli e le sofferenze siano molti sappiamo come gestirli, sappiamo già il limite della sofferenza
verso cui andiamo incontro, ma là sotto no...non sappiamo cosa ci sia, ci immaginiamo l'inferno, con spuntoni e lame e fuoco e doloree qundi...no...meglio restare qui...meglio non
rischiare...meglio non provare a cambiare....meglio non vivere in modo diverso da come abbiamo fatto fino ad ora che per quanto male ci faccia è sempre meglio dell'ignoto!!!
E se laggiù, nascosto dalle nuvole e al di là di ogni nostra immaginazione, ci fosse un materasso???
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